lunedì 18 gennaio 2016

Ruolo della Proteina ATT nel Diabete di Tipo 1

Le ricerche del Dr. Eli Lewis, ricercatore israeliano, si concentrano sui danni tissutali (un campo secondo lui spesso dimenticato non studiato a sufficienza) che giocano un ruolo decisivo nell'insorgenza del Diabete di Tipo 1.
 
Nel dettaglio, l'Alfa-1 Antitripsina (ATT) è una proteina che ha un ruolo decisivo proprio nel proteggere i tessuti e combattere le infiammazioni: di norma in presenza di malanni la sua concentrazione nel sangue aumenta, diabete escluso! Da oltre 20 anni è stato dimostrato che lo zucchero nel sangue in eccesso si attacchi alle proteine limitandone o addirittura impedendone il funzionamento.

Questo succede anche per l'AAT ovviamente che viene completamente disattivata per colpa degli alti livelli di glucosio presenti nel sangue.

Nei trials di fase preclinica (sperimentazione animale condotta sui topi) questa proteina, introdotta esogenamente (cioè dall'esterno come "farmaco") si è dimostrata efficace nel preservare le beta cellule e allo stesso tempo limitare l'attacco autoimmune.

Sono già in corso anche i primi trials clinici. Finora questa tecnica sta avendo successo solo nei pazienti con Diabete di Tipo 1 appena diagnosticati che prima della sperimentazione avevano la proteina AAT completamente disattivata. 


Traduzione e adattamento di Alessandro Cecconi

Fonte: https://www.biznews.com/health/2016/01/11/a-cure-for-type-1-diabetes-prof-eli-lewis-on-a-medical-holy-grail/

giovedì 17 dicembre 2015

COME NASCE UN NUOVO FARMACO?

Un farmaco è una sostanza impiegata per curare o prevenire una specifica malattia.
Per studiare la sua efficacia, valutare la sua sicurezza, comprendere le sue proprietà, quantificare il rapporto tra gli eventuali rischi e i benefici che se ne traggono dalla sua assunzione, la molecola chimica che aspira a diventare un farmaco è sottoposta a una lunga serie di studi, condotti prima in laboratorio, in un secondo momento sugli animali e infine sull’uomo. Queste ricerche, la cui durata oscilla in genere tra i 7 e 15 anni, sono a carico del “proprietario” del farmaco (il più delle volte un’industria farmaceutica) e si articolano in diverse fasi: studi preclinici "In Silico" (simulazioni al computer), studi preclinici “In Vitro”, studi preclinici “In Vivo” sugli animali e studi clinici di Fase 0, Fase 1, Fase 2, Fase 3 e in certi casi Fase 4 eseguiti sull’uomo.




 
SPERIMENTAZIONE PRECLINICA

Questa fase della sperimentazione è utile per osservare come si comporta e qual è il livello di tossicità della molecola su un organismo vivente.
Inizialmente sono eseguiti gli "Studi In Vitro” al fine di comprendere le caratteristiche della molecola chimica da cui si ritiene di poter ricavare un farmaco. In pratica, la sostanza viene messa in provetta insieme a colture cellulari o a microrganismi e sottoposta a una serie di test. Questi esperimenti vengono eseguiti in laboratori altamente specializzati.
Soltanto quando si è appurato in laboratorio che la molecola possiede potenziali effetti terapeutici si può passare alla sperimentazione sugli animali, denominata "Studi In Vivo”, dove solitamente vengono utilizzate ampie dosi del farmaco per ottenere informazioni preliminari sulla sua efficacia, tossicità e farmacocinetica.


SPERIMENTAZIONE CLINICA

FASE 0

Gli Studi di Fase 0 riguardano gli esperimenti su umani con microdosi e sono progettati per accelerare lo sviluppo di farmaci promettenti o traccianti per stabilire in tempi rapidi se il farmaco agisca sui soggetti umani come si ritiene in base agli studi preclinici. Tipici esempi di studi in fase 0 sono la somministrazione di singole dosi subterapeutiche del farmaco sotto studio ad un piccolo numero di soggetti per ottenere dati preliminari sulla farmacocinetica dell'agente senza però fornire alcun dato su sicurezza ed efficacia del farmaco per via del dosaggio troppo basso.

FASE 1

Con gli Studi di Fase 1 invece ha inizio la sperimentazione del principio attivo sull’uomo che ha lo scopo di fornire una prima valutazione della sicurezza e tollerabilità del medicinale.
In genere, questi studi sono condotti in pochi centri selezionati, su un numero limitato di volontari sani, in età non avanzata, per i quali è documentata l’assenza e valutata la non predisposizione a malattie. L'obiettivo principale è la valutazione degli effetti collaterali che possono essere attesi considerando i risultati delle precedenti sperimentazioni sugli animali e la valutazione della modalità di azione e distribuzione del farmaco nell’organismo.
I volontari vengono divisi in più gruppi, ciascuno dei quali riceve una diversa dose di farmaco (in genere crescente), per valutare gli eventuali effetti indesiderati della sostanza in relazione alla quantità somministrata. Se oggetto della sperimentazione sono gravi patologie (per esempio tumori, AIDS, eccetera), questi studi possono essere condotti direttamente su pazienti che ne sono affetti e per i quali il farmaco è stato pensato. Se il farmaco dimostra di avere un livello di tossicità accettabile rispetto al beneficio previsto (profilo beneficio/rischio) allora può passare alle successive fasi della sperimentazione.

FASE 2

Negli Studi di Fase 2 (definiti anche terapeutici-esplorativi) comincia ad essere indagata l’attività terapeutica del potenziale farmaco, cioè la sua capacità di produrre sull’organismo umano gli effetti curativi desiderati. Questa fase serve inoltre a comprendere quale sarà la dose migliore da sperimentare nelle fasi successive, e determinare l’effetto del farmaco in relazione ad alcuni parametri (come, ad esempio, la pressione sanguigna) considerati indicatori della salute del paziente.

Negli Studi di Fase 2 la sostanza è somministrata a soggetti volontari affetti dalla patologia per cui il farmaco è stato pensato. I soggetti “arruolati” per lo studio vengono generalmente divisi in più gruppi, a ciascuno dei quali è somministrata una dose differente del farmaco e, quando è eticamente possibile, un placebo cioè una sostanza priva di efficacia terapeutica. Per evitare che la somministrazione del placebo influenzi le aspettative dei partecipanti, le valutazioni dei parametri di attività e sicurezza sono condotte senza che paziente (si parla così di studio in "cieco singolo"), o medico e paziente (studio in "doppio cieco"), conoscano il tipo di trattamento ricevuto o somministrato. Questa fase dura almeno un paio d'anni ed è utile a dimostrare la non tossicità e l’attività del nuovo principio attivo sperimentale.

FASE 3

Ci sono però ancora altri quesiti a cui bisogna dare una risposta: ma il farmaco quanto è efficace? Ha qualche beneficio in più rispetto a farmaci simili già in commercio? E qual è il rapporto tra rischio e beneficio? A tutte queste domande si risponde con gli Studi di Fase 3 (o terapeutici-confermatori). In questo caso non sono più poche decine i pazienti “arruolati”, ma centinaia o migliaia. L’efficacia del farmaco sui sintomi, sulla qualità della vita o sulla sopravvivenza è confrontata con un placebo (sostanza priva di efficacia terapeutica), con altri farmaci già in uso, o con nessun trattamento.

La tipologia di studio di riferimento in questa fase è lo Studio Clinico Controllato Randomizzato.
Si tratta di un tipo di studio in cui ai pazienti viene assegnato casualmente (in inglese "random") il nuovo principio attivo o un farmaco di controllo (in genere il trattamento standard per quella specifica patologia oggetto della ricerca).
Lo studio clinico controllato randomizzato è molto affidabile nel definire l’efficacia di un medicinale. Infatti, l’attribuzione casuale del nuovo farmaco o del farmaco di controllo garantisce che i due gruppi siano simili per tutte le caratteristiche salvo che per il medicinale assunto. Dunque, alla fine della sperimentazione, sarà possibile attribuire ogni differenza nella salute dei partecipanti esclusivamente al trattamento e non a errori o al caso.
Durante questa fase vengono controllate con molta attenzione l'insorgenza, la frequenza e gravità degli effetti indesiderati. La durata della somministrazione del farmaco è variabile a seconda degli obiettivi che la sperimentazione si pone, ma in genere dura diversi mesi. Il periodo di monitoraggio degli effetti del farmaco è invece spesso più lungo, arrivando in qualche caso a 3-5 anni.





COMMERCIALIZZAZIONE

Infine, quando il nuovo farmaco ha dimostrato di avere un’efficacia sufficiente in rapporto agli eventuali rischi (rapporto rischio/beneficio), tutti i dati derivati dalle valutazioni precliniche e cliniche sono raccolti in un dossier che viene sottoposto all’agenzia regolamentatrice competente (A.I.F.A. in Italia, E.M.A. in Europa, F.D.A. in America, ecc.), per richiederne la registrazione e l'autorizzazione alla commercializzazione.

FASE 4

Gli Studi di Fase 4, definiti anche "Trials di Sorveglianza Post-Marketing", riguardano la sicurezza, la farmacovigilanza e il supporto tecnico di un farmaco una volta che è stato commercializzato. Ad esempio, nel caso in cui emergessero degli effetti collaterali pericolosi è possibile che il farmaco venga ritirato dal commercio.

Bibliografia:
http://www.agenziafarmaco.gov.it/
http://www.ema.europa.eu/ema/
http://www.fda.gov/
https://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale

venerdì 4 dicembre 2015

ACRONIMI & ABBREVIAZIONI DIABETICHE

A1C = Emoglobina Glicata
ADA = American Diabetes Association
AGD = Associazioni Giovani con Diabete
AIFA = Agenzia Italiana del Farmaco
AMD = Associazione Medici Diabetologi
ANIAD = Associazione Nazionale Italiana Atleti con Diabete
BMI = Indice di Massa Corporea
CAD = Centro Anti Diabetico
CAL = Caloria
CG = Carico Glicemico
CGMS = Sistema di Monitoraggio Continuo della Glicemia o Sensore
CHO = Carboidrati
CP = Compresse
CSII = Continuous Subcutaneous Insulin Infusion o Terapia con Microinfusore
CV = Cardiovascolare
DAD = Cane da Allerta per Diabetici
DB1 = Diabete Mellito di Tipo 1
DB2 = Diabete Mellito di Tipo 2
DIE = Al Giorno
DKA = Chetoacidosi Diabetica
DM1 = Diabete Mellito di Tipo 1
DM2 = Diabete Mellito di Tipo 2
DMT1 = Diabete Mellito di Tipo 1
DMT2 = Diabete Mellito di Tipo 2
DOC = Comunità Diabetica Online
DRI = Diabetes Research Institute
DT1 = Diabete Mellito di Tipo 1
DT2 = Diabete Mellito di Tipo 2
ECG = Elettrocardiogramma
EMA = European Medicine Agency
EV = Endovenosa
FAG = Fluoroangiografia
FAND = Federazione delle Associazioni Nazionali dei Diabetici
FDA = Food & Drug Administration
FDC = Fattore di Correzione
FDG = Federazione Diabete Giovanile
FS = Fattore di Sensibilità all'Insulina
GAD = Acido Glutammico Decarbossilasi
GDM = Diabete Mellito Gestazionale
GLP-1 = Glucagon-like peptide

GMD = Giornata Mondiale del Diabete
GNG = Gluconeogenesi
Hb1Ac - Emoglobina Glicata
HI = Glicemia Molto Alta (solitamente oltre i 600)
HUN = Hypoglycemia Unawareness o Insensibilità alle ipoglicemie
Ins/CHO = Rapporto Insulina/Carboidrati
IDDM = Diabete Mellito Insulino Dipendente o Diabete di Tipo 1
IFG = Impaired Fasting Glucose (Pre-Diabete di Tipo 2)
IG = Indice Glicemico
IGT = Impaired Glucose Tolerance (Pre-Diabete di Tipo 2)
IM = Intramuscolare
IOB = Insulina in Circolo
IPER = Iperglicemia
IPO = Ipoglicemia
IR = Insulino Resistenza
JDRF = Juvenile Diabetes Research Foundation
LADA = Latent Autoimmune Diabetes in Adults
LEA = Livelli Essenziali di Assistenza
LO = Glicemia Molto Bassa (solitamente sotto i 20)
MDI = Iniezioni Multiple Giornaliere
Mg/dl = Milligrammi per Decilitro (unità di misura per la glicemia)
Mmol/L = Millimoli per Litro (unità di misura per la glicemia)
Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/salute/conversione-glicemia.html

Mmol/mol = Millimoli per Mole (unità di misura per la glicata)
MODY = Maturity Onset Diabetes of the Young
NIDDM = Diabete Mellito Non Insulino Dipendente o Diabete di Tipo 2
NPH = Insulina ad Azione Intermedia (es. Protaphane)
OGTT = Test Orale di Tolleranza del Glucosio
OMS = Organizzazione Mondiale della Sanità
OSDI = Operatori Sanitari in Diabetologia Italiani
OT = Off-topic o Fuori Tema
PA = Pancreas Artificiale
PD = Portale Diabete
PP = Post-prandiale
SC = Sottocutaneo
SID = Società Italiana di Diabetologia
SIEDP = Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica
SIMG = Società Italiana di Medicina Generale
SMBG = Self Monitoring Blood Glucose o Automonitoraggio della Glicemia
SSN = Servizio Sanitario Nazionale
T1D = Diabete Mellito di Tipo 1
T1DM = Diabete Mellito di Tipo 1
T2DM = Diabete Mellito di Tipo 2
T3 = Familiari o Parenti Stretti di Diabetici di Tipo 1
TDD = Dose Totale Giornaliera
WDD = World Diabetes Day o Giornata Mondiale del Diabete



martedì 24 novembre 2015

TRE OPZIONI PER AIUTARE I RIFUGIATI DIABETICI

Di recente la foto del giovane Aylan Kurdi ha attirato l'attenzione del mondo intero per quanto riguarda il dramma dei rifugiati. Da un lato la sua tragica morte ha sconvolto molti, dall'altro ci ricorda che al giorno d'oggi ci troviamo di fronte alla più grande crisi dei rifugiati del dopoguerra.

Purtroppo la situazione drammatica relativa ai rifugiati che soffrono di Diabete di Tipo 1 è poco conosciuta dall'opinione pubblica. Difficile da gestire nella migliore delle ipotesi, il Diabete di Tipo 1 rappresenta spesso una vera e propria condanna a morte per i rifugiati colpiti da questa malattia.

Ancora meno nota della vicenda di Aylan è la triste storia di Raghad Hasoun, ragazzina siriana di 11 anni morta tra le braccia dei suoi genitori dopo che gli scafisti le avevano gettato in mare il suo zaino con dentro l'insulina. Purtroppo come ben sappiamo un diabetico di tipo 1 senza insulina potrebbe morire anche nel giro di pochissimi giorni.

In tempi di crisi le persone che soffrono di Diabete di Tipo 1 in pratica sono costrette a scappare dalla loro terra d'origine per evitare di andare incontro a morte certa. La situazione economica delle persone che rimangono nel loro Paese dove è in corso una guerra risulta talmente grave che il più delle volte non possono nemmeno permettersi di comprare né cibo né bevande. Come potrebbero dunque essere in grado di acquistare farmaci e presidi diabetici?


In questa lista vengono elencati alcuni dei principali problemi che devono affrontare i diabetici che vivono nelle zone di guerra:
  •     Difficoltà nel reperire insulina
  •     Mancanza di elettricità senza la quale non possono conservare l'insulina al fresco
  •     Situazione finanziaria disperata che non permette loro di acquistare farmaci e presidi
  •     Carenza di ospedali che dovrebbero fornire cure mediche a questi pazienti
  •     Mancanza di diabetologi
  •     Morte per quanto riguarda molti pazienti affetti da malattie croniche

A tal proposito ecco TRE OPZIONI per chi volesse aiutare i rifugiati diabetici:

1) DONARE SOLDI A ORGANIZZAZIONI CHE FORNISCONO FARMACI E PRESIDI SUL CAMPO

Ad esempio "Medici Senza Frontiere" (MSF) si occupa dei rifugiati in Estremo Oriente, in Africa e nelle coste Europee ma soprattutto forniscono anche farmaci e presidi per i diabetici. Anche un'altra organizzazione umanitaria, chiamata "Santé Diabete", è attiva nel fornire materiale ai rifugiati diabetici nell'Africa Occidentale.



2) CHIEDERE ALLE ORGANIZZAZIONI UMANITARIE DI CONSIDERARE IL DIABETE DI TIPO 1 UNA PRIORITA' 

Sfortunatamente, alcune associazioni umanitarie tra le più note non considerano il diabete di tipo 1 come una priorità. Spesso i kit di emergenza forniti sul campo tramite il trasporto aereo sono sprovvisti sia di insulina che di presidi per diabetici. Così nel bel mezzo di una guerra capita spesso che le necessità di un diabetico di tipo 1 vengano ignorate. Dunque, prima di donare alle associazioni umanitarie, sarebbe utile chiedere loro cosa fanno concretamente per aiutare le persone che soffrono di diabete. Questo potrà darti un'idea su come la tua donazione sarà utilizzata nel dettaglio.

3) SUPPORTARE T1INTERNATIONAL NELLA SUA MISSIONE

T1International sta lavorando da anni per garantire a tutti i diabetici che vivono nei paesi del terzo mondo pieno accesso all'insulina, ai presidi e all'istruzione. L'immagine qui sotto rappresenta l'emblema della loro ultima iniziativa #Insulin4all (cioè "Insulina Per Tutti") lanciata lo scorso 14 Novembre in occasione della Giornata Mondiale del Diabete 2015 a cui hanno partecipato tantissimi diabetici da ogni angolo del pianeta.


Una società si giudica da come tratta i più deboli
La crisi dei rifugiati rappresenta per la nostra società una situazione di estrema vulnerabilità, specialmente per le persone affette da Diabete di Tipo 1. Al giorno d'oggi non dovrebbe morire più nessun essere umano a causa di questa malattia.

Traduzione e Adattamento di Alessandro Cecconi.

Fonti:
t1international.com/insulin-access/three-ways-you-can-help-refugees-living-with-diabetes/
t1international.com/insulin-access/type-1-diabetes-in-war/

martedì 17 novembre 2015

SEAN PARKER INVESTE 10 MILIONI DI DOLLARI PER SCONFIGGERE IL DIABETE DI TIPO 1

Sean Parker, co-fondatore di Napster, Plaxo, Causes e membro del team di sviluppo di Facebook e Spotify, ha appena investito 10 MILIONI di Dollari per creare un Laboratorio di Ricerca all'interno del Centro Diabetico alla UCSF ("University of California at San Francisco") specializzato per studiare le malattie autoimmuni con un interesse particolare verso il Diabete di Tipo 1, dichiarando di voler trovare una cura definitiva per questa malattia il prima possibile. Il nuovo Centro di Ricerca sarà diretto dall'immunologo Jeffrey Bluestone che già da diversi anni si occupa di ricerca sul Diabete di Tipo 1 mirata a neutralizzare l'attacco autoimmune, in particolare alla rieducazione dei Linfociti T, i globuli bianchi responsabili della distruzione delle beta cellule che producono insulina.






































Traduzione e adattamento di Alessandro Cecconi.

Fonti:
http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-11-17/sean-parker-seeks-cure-for-type-1-diabetes-with-10-million-gift
http://www.buzzfeed.com/stephaniemlee/the-story-behind-sean-parkers-10-million-donation-to-autoimm#.jgbd0PjAvy
http://uk.businessinsider.com/sean-parker-donates-10m-to-ucsf-diabetes-center-2015-11?r=US&IR=T